Il Grande C. … alla grande!!

In ritardo… ecco che parliamo dello spettacolo andato in scena il 22 novembre 2008


IL GRANDE C è un testo di Giacomo Margutti, liberamente ispirato alla sceneggiatura del film

‘IL GRANDE CAPO’ del cineasta danese Lars von Trier, cimentatosi nel 2006 nel suo primo tentativo di commedia a tutto tondo, pur mantenendo il velo di cinismo e distaccata ironia che lo ha sempre caratterizzato, anche nelle sue opere più innovative

Giacomo Margutti ha cercato di riprodurre quello stesso sguardo sardonico per renderlo fruibile ad un pubblico più vasto.

TRAMA

Il proprietario di un’azienda informatica non ha mai avuto il coraggio  di assumere il ruolo ufficiale di Presidente della società, per non dover affrontare direttamente i suoi dipendenti. Così, da anni si finge, a sua volta, impiegato, seppur di alto grado.

Proprio lui ha il compito di riportare gli ordini di un fantomatico grande capo che vive negli USA, ma che ovviamente non esiste.

Un giorno però decide di vendere la sua azienda e la presenza del mega-presidente si  rende necessaria.

Assume pertanto un attore che dovrà fingersi  presidente e concludere l’affare a suo nome: nulla di più facile, a dirsi!

Ma la finzione prende il sopravvento sulla realtà, l’attore si identifica così bene nel personaggio da ribellarsi all’autore della geniale messa in scena…

e, poco alla volta, tutti i nodi vengono al pettine.

***

IL GRANDE C è una parabola sulla tendenza a non prendere responsabilità e sulle nevrosi dell’uomo contemporaneo, spesso costretto a convivere gran parte della giornata con ‘perfetti estranei’ con i quali divide un ufficio, difficoltà professionali, tensioni, umiliazioni, financo la pausa pranzo e il bagno.

Una convivenza, in realtà, innaturale, tra persone che non hanno nulla in comune se non un lavoro e che, solo in quello, trovano un punto di contatto e di dialogo oppure di scontro. Tutto ciò determina delle angosce, spesso non perfettamente riconoscibili, ma che possono minare dall’interno l’equilibrio psichico delle persone, anche le più equilibrate.

L’attenzione è quindi puntata sulla vena di follia  che si genera tra i colleghi  e sulla rappresentazione delle problematiche psicologiche di ogni individuo in relazione al proprio  ruolo professionale.

Vi  è allora il Presidente (vero) che non ha il coraggio di apparire come tale ma che attua una subdola strategia di gestione del personale che ricalca il ‘divide et impera’ di romana memoria; la segretaria che scoppia a piangere per un nonnulla e scarica la sua tensione emotiva davanti alla fotocopiatrice;  il creativo che soffre di una grave forma di ‘depressione rurale’ e ogni tanto picchia chi gli capita a tiro; un altro che si comporta come un bambinone immaturo e non sa reagire alle difficoltà se non regredendo ad un infantilismo di maniera; l’impiegata civettuola eccitata all’idea di piacere ad un uomo di potere come il suo capo, oppure quella remissiva ed imbarazzata che si piega ad ogni ordine e nutre una stima incondizionata per chi decide anche per lei. Il tutto in un’azienda che pare ricalcare le strutture dinamiche delle multinazionali, con ‘meeting’ e ‘briefing’ motivazionali per i dipendenti, che in realtà hanno il solo compito di rendere tutti quanti omogenei e sottomessi, nel tentativo di perseguire profitto e stroncare sul nascere ogni possibile conflitto.

E’  proprio la presenza dell’attore (il finto presidente) a svelare l’artificiosità di questa struttura aziendale, la falsità dei rapporti umani, la difficoltà di affermare le proprie idee e farle emergere in un contesto sclerotizzato e poco permeabile al cambiamento, dove i rapporti tra i dipendenti sono dettati più dalla solidarietà di chi condivide lo stesso destino lavorativo e impiegatizio –ed anche la stessa paura del licenziamento- che da altre elevate motivazioni che sono, in genere, la leva per la creazione di legami duraturi e persistenti.

In breve, un quadro non troppo edificante delle condizioni di lavoro nel terziario avanzato, dove precarietà e assenza di regole sono la norma.

La scelta di inserire il personaggio dell’autore, come voce guida, libera poi la commedia dalla tensione del ritmo e del meccanismo narrativo e situa il racconto nella dimensione della parabola amara e straniante, senza alcuna soluzione plausibile,  rimanendo pur tuttavia comica.


Le Cronache della Rassegna – Apollo, la responsabile e la neve

Stiamo lavorando per voi (sempre che preparare uno spettacolo voglia dire lavorare per gli altri e non per se stessi… ma questo è un altro discorso).

Causa neve, Svezia, piste, lavori e tavole ci siamo adoperati per spostare la data dello spettacolo.
Grazie alla benevolenza del dio Apollo e a Giacomo che ha recuperato il suo numero (o qualcosa di simile) siamo riusciti a “shiftare” (che termine politecnicoso) la data dello spettacolo indietro di una settimana, perciò il grande spettacolo del Grande C. sarà il

15 NOVEMBRE 2008 alle ore 21:00

presso la sala teatro della biblioteca comunale di Parabiago

via Brisa, 1 PARABIAGO (MI)

E non più il 22 come era stato annunciato via blog.

Ah, mi ero dimenticato di dirvi che anche il titolo è cambiato, lo spettacolo è sempre quello, ma ora si intitola “Il Grande C.”, quindi aspettatevi anche un nuovo logo.

 

Francesco

 

 

Qualcosa si muove…

 

DIREI DI INIZIARE A SEGNARE, PREVENTIVAMENTE, LA DATA DEL 22 NOVEMBRE 2008 SU TUTTI I VOSTRI CALENDARI….

STIAMO TORNANDO CON PARECCHIE NOVITÀ E CON QUALCHE NUOVO ESTRANEO…

Per non dimenticare (video Copenhagen)…

Ecco il video introduttivo che è stato proiettato prima dello spettacolo “Copenhagen”.

Cope-che? Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando … COPENHAGEN

Il testo del video è stato scritto da Mirko, la faccia che vedete è quella di Giacomo e le riprese sono state fatte da Simone e da me (Francesco). Per il montaggio superprufescional iMovie e tanta buona volontà.

Francesco

Forse ci siamo…

Forse la macchina si è rimessa in moto, forse il testo è stato scelto, forse i personaggi ci sono tutti…

Presto ne saprete di più, tra un po’ ci sarà anche la locandina e quello spazio giallo sulla sinistra verrà riempito.

Presto conoscerete i dipendenti di una ditta molto particolare, conoscerete il loro capo e, soprattutto farete la conoscenza di un attore molto, molto speciale…

 

Francesco

autoritratto

ok, non è proprio la prima volta per me con questo genere di scrittura. più o meno, diciamo, l’ho già fatto ai tempi delle olimpiadi 2006 di torino. un paio di differenze: ero a bardonecchia, nevicava spesso, mi pagavano. ora, le differenze sono tre e magari ce ne sono anche delle altre, ma per tutto il resto non ho mai tenuto un blog, non ho mai risposto nè commentato qualsivoglia cosa nella mia vita su internet. sono sempre stato un ghost reader, un ghost listener, un ghost e basta. non so nemmeno se questa sia una cosa positiva o negativa. non so nemmeno se questo “articolo” o “post” o come diavolo si dica riuscirò mai a pubblicarlo. qui di fianco c’è un bottone su cui c’è scritto “pubblica”, immagino sia così che si faccia. comunque, ritornando a quello che tentavo di dire prima… lasciare una traccia di me non è proprio nella mia top list di attività da svolgere nella vita. a parte quando sono sul palco, per suonare (come è accaduto molte volte in passato, sì, anche io  - come il 99% di voi – avevo una “band” al liceo e anche dopo il liceo), o per recitare. sono timido e più che l’amore, a darmi coraggio è il mio personaggio. se passo attraverso di lui posso dire, fare, baciare, lettera e testamento. sul palco, ovvio. giù dal palco, non avendo alcunchè che mi nasconda agli occhi della gente, è meglio esser un ghost, si rischia e ci si fa male molto meno.

alla fine di solito il personaggio di un testo è quella cosa che senza l’attore non esiste nemmeno. esiste solo sul palco. ho paura di essere proprio come lui, al rovescio. mi serve il mio personaggio per esistere, esser me stesso; e solo sul palco. il fantasma di un fantasma. 

hm.

in 1941 non ho recitato, sono stato “dietro le quinte” (più che altro in realtà ero dietro al pubblico) e ho cercato di assecondare i personaggi che vivevano sul palco. è emozionante fare il regista, non l’avevo ancora mai provato, forse anche di più di recitare.. perchè non si è bene in controllo di quello che sta succedendo sul palco. hai davanti il testo, sai quando le persone che recitano stanno sbagliando, sai quando attraversano cinque minuti di panico e tutto il resto. solo che non puoi fare molto, anzi, quasi nulla. 

ecco perchè la prossima volta recito. mi manca un pò. ora sono di nuovo innamorato del teatro, le emozioni di quando leggi per la prima volta il testo, di quando vedi i tuoi amici che interpretano per la prima volta i loro personaggi, di quando vivi te stesso dentro ad un personaggio. è pauroso e proprio per questo emozionante esser qualcuno di diverso da te stesso (sono insopportabile perfino a me stesso! mi lascerei se potessi farlo!!!) anche per soli 6 mesi.

come diceva mirko citandomi in un paio di post fa, so già che la sera dello spettacolo mi maledirò e maledirò il momento in cui ho scelto di interpretare questo testo. perchè non saprò bene la parte, perchè avrò paura una volta ancora di salire sul palco, e so benissimo fin da ora che la pizza che cercherò di mangiare a due ore dalla entrata in scena mi andrà di traverso come al solito. e penserò “lo sapevo che sarebbe andata così, perchè l’ho fatto di nuovo?! qualcuno si può prendere la briga di uccidermi se l’anno prossimo vorrò rifarlo?!”. proprio come quando mi metto insieme a qualcuno.. so bene che al 99% dei casi andrà a finire in casino, ma ogni volta sono affascinato dal provarci comunque. non ricordi nemmeno più che l’ultima volta hai detto “ok, questa è veramente l’ultima volta”.

ma sapete perchè ogni volta si ricomincia da capo?

“Perché non ti rilassi e vai avanti nella vita, non importa quello che è avvenuto in passato o quello che credi potrebbe avvenire in futuro, importa il tragitto santo iddio, non c’è motivo di affrontare tutte le merdate se non ti godi il tragitto. E sai che ti dico? Quando meno te lo aspetti potrebbe capitare qualcosa di bello, più importante di quello che avevi programmato.”

ecco perchè (il film non è kubrickiano, lo so, ma la citazione ci stava. ah, è “…e alla fine arriva polly”)

vediamo se ora riesco anche a pubblicare tutto ciò, sarebbe fantastico

Qualcosa bolle in pentola (enigmatico)…

Questa sera grande riunione con gli anziani presso Marnate…

Si discuterà di presidenti italo/svizzeri e cantanti stempiate.

Presto ulteriori aggiornamenti.

Francesco

Gammertingen e Biberach e Memmingen, Mindelheim, Kaufbeuren e Schongau…

Andato, lo spettacolo è andato…
È stato davvero difficile stare sul palco per così tanto tempo, è stato davvero complesso il confronto con la figura di Bohr, ma sono soddisfatto e…

Prima ancora che riusciamo ad afferrare quanto sia bella una cosa , questa è già passata…

GRAZIE DI TUTTO !
ALLA PROSSIMA…

Francesco

p.s. Tra poco inizierò a scrivere l’elenco di FAQ che avevo promesso…

Previously on …. MILLENOVECENTOQUARANTUNO

Ieri sera prove semigenerali di montaggio-smontaggio scenografie, di accensione-spegnimento luci, di visione-trasmissione filmati, di recitazione-suggerimenti…

Ci sarebbero tante di quelle cose da raccontare, tanti di quegli inghippi che abbiamo (Mirko specialmente) dovuto affrontare e superare, ma rimandiamo tutti i particolari a dopo lo spettacolo che sta diventando sempre più (con piacere) presente nelle nostre giornate…

C’è materiale a sufficienza per creare un elenco “FAQ: Come non farsi seppellire dagli inghippi prespettacolo” e soprattutto “FAQ: Cosa dovete assolutamente fare prima di pensare di preparare uno spettacolo”…

Ma di queste cose, come ho detto, ne scriveremo dopo lo spettacolo oppure ne parleremo di persona quella sera stessa a seguito della nostra splendida rappresentazione, quindi SE VOLETE SAPERE VENITE E CHIEDETE !

Francesco (sempre più Bohr)

Mentre leggo, studio, monto, filmo, stampo, scrivo…

3…

2…

1…

“Se non avete capito il senso della foto … tanto meglio perchè loro fanno schifo !!!”

DIAMO IL VIA AL PANICO, GRAZIE !
PANICOPANICOPANICO